2022: i sopravvissuti

2022: i sopravvissuti (Soylent Green), classico film di fantascienza sci-fi del 1973 per la regia di Richard Fleischer, ci porta in un futuro distopico dove a farla da padrone è il tema della sovrappopolazione mondiale.
La sceneggiatura dell’opera è tratta dal romanzo Largo! Largo! di Harry Harrison del 1966 a sua volta ispirato ad una reale ricerca eseguita dal Massachusetts Institute of Technology. Si tratta di una pellicola che basa il suo fascino non sugli effetti speciali o nelle scenografie futuristiche (anche se ambientato nel 2022, tutto è molto simile alla realtà degli anni settanta), ma punta l’attenzione dello spettatore sull’atmosfera opprimente, sul sottile senso di claustrofobia che si prova nell’immergersi in un futuro apocalittico dove la Terra è devastata dall’inquinamento e dall’esponenziale crescita della popolazione, un mondo dove la natura non esiste praticamente più e persiste un clima torrido, con temperature costanti sui 32 gradi. New York, dove si svolge la storia, ha ormai raggiunto i 40 milioni di abitanti, e gli strati sociali più bassi della popolazione vivono pressati in condomini fatiscenti, vivendo negli androni e sulle scale dei palazzi o in auto, con solo pochi fortunati che si possono permettere un appartamento tutto per sé, o almeno in condivisione con qualcuno, con una guardia armata a difesa di esso. Naturalmente anche il cibo scarseggia, e carne, pane, pesce e verdure solo sono un lontano ricordo, divenuti merce preziosa, appannaggio di pochi facoltosi privilegiati. La popolazione viene “sfamata” dallo Stato per mezzo di gallette Soylent (acrostico da soybean e lentis, semi di soia e lenticchie) prodotte da una multinazionale e distribuite in orari prestabiliti giornalmente dalle forze di polizia. In questo scenario infernale si staglia la figura del detective Thorn (Charlton Heston), poliziotto disilluso che si trova ad indagare su un omicidio avvenuto nei quartieri alti, venendo a conoscenza, con il proseguire delle indagini, di una verità ben più orribile. Particolarmente degne di nota sono le performance dello stesso Heston (il film forma per l’attore il secondo capitolo di una ideale trilogia post-apocalittica con i più celebri Il pianeta delle scimmie e 1975: occhi bianchi sul pianeta Terra) e dell’anziano Edward G. Robinson alla sua ultima prova d’attore di una carriera gloriosa. Robinson, infatti, morì pochi giorni dopo la fine delle riprese a causa di un tumore. Lo stesso Heston raccontò a posteriori che nessuno era a conoscenza della malattia di Robinson durante la lavorazione del film, anche se era ben visibile il cattivo stato di salute dell’attore, e che egli venne a sapere della gravità della situazione solo quando Robinson fu portato via a braccia dopo aver girato la scena della morte del personaggio di Sol Roth, in quanto troppo debole per rialzarsi da solo. Proprio la suddetta scena merita una menzione a parte. Roth, sentendosi ormai vecchio ed inutile, si reca negli appositi centri di accoglienza per chi decide di morire di eutanasia (garantita a tutti per legge). Lì viene accolto da personale gentile e sorridente che lo prepara per l’ultimo viaggio facendolo accomodare su un lettino in una stanza del suo colore preferito, dove con musica classica in filodiffusione e davanti ad immagini di quello che un tempo era il pianeta Terra (boschi, paesaggi rurali, tramonti immaginifici) proiettate su megaschermi, viene dolcemente ucciso ingerendo una sostanza che provoca paralisi progressiva e morte nel giro di 15 minuti. Alla fine dell’operazione, però, il cadavere viene posto in un sacco e caricato su dei camion insieme a centinaia di altri, tutti diretti alle segretissime e iper sorvegliate fabbriche del famigerato soylent verde, usato per sfamare la gente. La memorabile frase finale del film, dove un moribondo Charlton Heston cerca di svelare l’orribile verità a tutti gridando disperato: «Il Soylent è fatto con i morti!», è diventata una sorta di frase manifesto dell’opera, citata a più riprese in telefilm, fumetti, cartoni animati, e addirittura campionata in un brano da discoteca del gruppo dance tedesco dei Goth Wumpscut.
Robinson aveva mancato in precedenza la possibilità di lavorare in un film di fantascienza, quando nel 1967 doveva interpretare la parte di Zaius in Il pianeta delle scimmie, poi affidata a Maurice Evans. Professionale e distaccata la regia del veterano Richard Fleischer (1916-2006) di cui ricordiamo, sempre in ambito fantascientifico, il classico Viaggio allucinante del 1966

Alessandro Taccari

Titolo: 2022: i sopravvissuti (Soylent Green) • Regia: Richard Fleischer • Anno: 1973 • Produzione: USA – Metro-Goldwyn-Mayer – colore, durata 97 min. • Sceneggiatura: Stanley R. Greenberg • Fotografia: Richard H. Kline • Scenografia: Robert R. Benton • Effetti speciali: Robert R. Hoag, Matthew Yuricich • Musica: Fred Myrow • Interpreti: Charlton Heston, Joseph Cotten, Edward G. Robinson, Chuck Connors, Leigh Taylor-Young


Guarda il trailer