1° Parte 

Il fantastico italiano nel cinema muto

Quando si parla di cinema di genere fantascientifico e horror in Italia è inevitabile premettere che al cinema italiano è sempre mancata la cultura del fantastico; anche sotto l’aspetto squisitamente letterario non si è sviluppata da noi una tradizione del racconto e romanzo fantastico paragonabile a quella dei paesi europei (soprattutto di cultura anglo-sassone) i cui lettori hanno potuto godere delle storie di scrittori del calibro di E. T. A. Hoffmann, E. A. Poe, Bram Stoker, Mary Shelley, R.L. Stevenson, H.G. Wells, Jules Verne… Da noi hanno sempre prevalso il realismo nella narrativa e il neorealismo al cinema che ha privilegiato portare sugli schermi commedie, melodrammi, vicende comiche e d’impegno civile. Solo alla fine degli anni ’50, con il tentativo di emulare il successo commerciale dei monster movies americani  e dei ‘nuovi’ horror britannici della Hammer si è trovata una via italiana all’horror e al fantastico, in qualche modo originale e trasgressiva che in seguito avrebbe fatto scuola nel mondo. Ma anche quando nel 1957 I Vampiri di Freda inaugurò la feconda stagione del gotico italiano, il gradimento fu più ampio all’estero che nel Belpaese, dove evidentemente il pubblico nutriva (e in parte nutre tutt’ora) un’atavica diffidenza verso il fantastico nostrano.

Inferno_Dante_1912

Inferno (1911)

Eppure se andiamo ad analizzare il periodo del cinema muto delle origini è possibile ravvisare alcuni elementi di fantastico ed horror in varie pellicole italiane facendo presumere che all’epoca non ci si discostava poi così tanto dal resto del mondo per quanto riguardava la realizzazione di opere di questo genere. Purtroppo molte pellicole sono andate perdute ma alcuni recenti ritrovamenti hanno permesso di farci un’idea meno schematica e limitata sulle origini del cinema fantastico italiano. Accanto ai filoni classici del cinema muto italiano (storici, peplum, melodrammatici, comici…) troviamo tutta una serie di pellicole che possiamo definire proto-fantascientifiche (sull’onda dei film di Georges Méliès), fiabesche, gotiche, popolate dai classici personaggi dell’horror come Frankenstein,  il Fantasma dell’Opera,  l’uomo scimmia, il diavolo, l’automa, la mummia… Il primo film di fantascienza italiano può essere considerato il cortometraggio Un matrimonio interplanetario (1910) di Enrico Novelli (in arte Yambo uno dei primi scrittori di genere fantastico italiani) molto simile anche nello stile brillante e farsesco al famoso Le voyage dans la Lune (1902) di Méliès.

L’astronomo Aldovino tramite un telescopio vede su Marte una donna bellissima di cui si innamora. Con un telegrafo riesce a comunicare con il padre della marziana che acconsentirà al matrimonio soltanto se sarà in grado di volare fino alla luna dove tra un anno esatto sarà ad attenderlo…

Prime tracce di elementi orrifici nel cinema italico possono essere ravvisati in Inferno del 1911, spettacolare trasposizione dell’inferno dantesco che rappresentò per la prima volta nei cinema del nostro paese diavoli, anime dannate e supplizi infernali. Il film riscosse un ampio successo anche all’estero soprattutto grazie agli innovativi (per l’epoca) effetti speciali di notevole impatto visivo, sia fotografici (sovrimpressione, esposizione multipla) che teatrali (corde, macchinari…).

Nella selva oscura Dante incontra Virgilio e con lui inizia il percorso tra i gironi e le bolge dell’Inferno, dove incontra tutti i celebri personaggi del poema: Minosse, Paolo e Francesca, Farinata degli Uberti, Pier delle Vigne, il conte Ugolino e naturalmente Lucifero…

Troviamo atmosfere inquietanti in Malombra del 1917, diretto da Carmine Gallone, ispirato dall’omonimo romanzo di Antonio Fogazzaro del 1881. Il film è considerato un antesignano del genere gotico nel cinema per la presenza di elementi caratteristici come castelli spettrali, malattie mentali, delitti… Un’altra pellicola con elementi fantastici è Rapsodia Satanica (1915) di Nino Oxilia, una stravagante variazione al ‘femminile’ del mito di Faust, interpretato dalla diva Lyda Borelli, una delle star più celebri del periodo (probabilmente una delle prime star della storia del cinema). Questa singolare pellicola dall’estetica dannunziana e liberty anticipa curiosamente quella che sarà in futuro una delle caratteristiche portanti dell’horror italiano, ovvero la centralità della donna in questo genere di opere, vista soprattutto in un’ottica negativa, come fonte di peccato e di malvagità. La parte horror è affidata a un diavolo ghignante e tentatore che in alcune scene sembra precorrere il fantastico espressionista tedesco.

L’anziana contessa Alba d’Oltrevita fa un patto col diavolo, ricevendo la giovinezza in cambio della rinuncia all’amore…

Un altro proto-horror dal gusto liberty è Kalida’a storia di una mummia (1917) di Augusto Genina, una vicenda esotica di mummie egiziane. Il film è custodito presso la cineteca di Bologna. Ma il titolo di primo vero film dell’orrore (nel senso più comune del termine) italiano dovrebbe spettare a Il Mostro di Frankenstein (1920) di Eugenio Malatesta, purtroppo andato distrutto ed irreperibile. Tra gli interpreti figuravano Luciano Albertini nella parte dello scienziato e Umberto Guarracino nel ruolo del mostro. Albertini, noto trapezista ed acrobata, lavorò anche in America per i serial Universal e in Germania. In Italia interpretò l’eroe forzuto Sansone. Morì pazzo nel 1941 a Lugo di Romagna, la sua città natale. Dell’attore Umberto Guarracino non si sa molto, tranne che era originario di La Spezia e anche lui andò incontro a una triste fine. Secondo alcune fonti il trucco di Guarracino per il mostro di Frankenstein “… sarebbe stato più orrido e meno convenzionale di quello seguente di Karloff…”. Un critico dell’epoca riporta in una recensione del 1921: “… Il personaggio del mostro, benché interpretato eccellentemente da un attore che non è citato, è in perenne contrasto con i titoli. Mentre la didascalia lo definisce «idiota», più «cosa» che essere, noi vediamo la creatura spaventosa dimostrarsi provvista di sufficiente raziocinio, perché ha paura, sente il bisogno di fare quello che fanno gli altri (…) e –  dulcis in fundo  – possiede anche delle estese cognizioni di lotta greco-romana! (…). In ogni modo, è però tale la forza dello spunto che il film, anche così sconquassato, interessa moltissimo… “. In seguito l’imponente attore ligure interpretò Plutone, il re degli Inferi in Maciste all’inferno (1926).

Guarracino_Maciste all'Inferno_1926

Umberto Guarracino in Maciste all’Inferno (1926)

Con la crisi del cinema muto, per il Frankenstein italiano il sipario calò malinconicamente: ridotto a fare la maschera in un cinema popolare, sarà rinvenuto morto in sala, dopo essersi addormentato durante l’intervallo.
Per fortuna, tra tanti film andati perduti, qualcuno ogni tanto viene ritrovato e restaurato; è il caso di L’Uomo Meccanico, film di fantascienza del 1921, che era considerato perduto. Solo molti anni più tardi alcune bobine della versione portoghese sono state rinvenute in Brasile per essere restaurate con le didascalie in italiano. Il metraggio recuperato è di circa 740 metri, e si ritiene essere circa il 40% del film completo. Fortunatamente, le riprese rinvenute riguardano la parte finale del film, così che lo spettatore può ammirare i sorprendenti (per l’epoca) effetti speciali che riguardano i massicci robot in azione. Come nei serial avventurosi e polizieschi francesi e americani (con talvolta elementi fantascientifici) degli anni  ’10 e ’20, L’Uomo Meccanico è un film pieno di ritmo, intrighi, travestimenti, scienziati e super criminali, condito con tocchi di commedia e comicità, elementi quest’ultimi inevitabilmente datati. Del resto il regista è il comico francese André Deed noto in Italia per aver interpretato il personaggio umoristico di Cretinetti.

Uomo Meccanico 1922

L’Uomo Meccanico (1921)

Sicuramente sono rimasti più attuali gli aspetti fantascientifici e spettacolari della pellicola che anticipa tematiche e sequenze di celebri film recenti (vedi Terminator), come lo scontro tra i due robot al Teatro dell’Opera o la scena in cui l’uomo meccanico sfonda una porta corazzata. Non mancano neanche fugaci ma arditi elementi exploitation come nella veloce sequenza del robot malvagio che spoglia una donna e la scaraventa giù da una balconata.
La crisi del primo dopoguerra, l’instaurarsi del regime fascista, la crisi generale del cinema muto con l’avvento del sonoro soffocarono quei primi promettenti germogli di genere fantastico che erano presenti nel cinema delle origini. E di certo il fantastico e l’horror (un genere destabilizzante per eccellenza) durante il Ventennio rimasero praticamente assenti dal panorama cinematografico produttivo italiano, situazione che si è protratta fino agli anni ’50 inoltrati. Costituirono parziali eccezioni la favola medievale di La corona di ferro (1941) di Alessandro Blasetti e le atmosfere gotiche del remake di Malombra (1942) di Mario Soldati. In precedenza sempre Blasetti aveva diretto Il Caso Heller (1932), film sul classico tema del ‘doppio’,  remake del film tedesco Der Andere (1930) di Robert Wiene,  a sua volta rifacimento di un film omonimo del 1913 di Max Mack, rivisitazione germanica in chiave onirica della storia del Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Del Caso Heller non risulta conservata alcuna copia. 

Uno scienziato riesce a costruire un robot in forma umana che può essere comandato a distanza da una macchina. L’uomo meccanico possiede velocità e forza superiori a quelle umane. Lo scienziato è però ucciso da una banda di criminali, guidata da Margherita Donadieff (detta Mado), che vuole ottenere le istruzioni per la costruzione dell’uomo meccanico da impiegare in imprese criminali.  Il fratello dello scienziato, tuttavia, riesce a creare un secondo uomo meccanico da utilizzare contro l’originale…

Nella seconda parte vedremo la nascita effettiva del cinema di genere fantastico italiano che soprattutto nel filone cosiddetto gotico troverà la sua espressione più riuscita e originale.

2° Parte