Prossima fermata: l'inferno

Il fotografo Leon, specializzato in foto istantanee della città, è in cerca di affermazione a New York. La moglie Maya, per aiutarlo a fare carriera, gli presenta la cinica gallerista Susan Hoff che spinge Leon a cercare di immortalare immagini forti prese dalla cruda realtà cittadina. Sarà in questa discesa nei meandri oscuri della città che Leon si imbatterà in un efferato serial killer, soprannominato il “Macellaio”, che agisce nei sotterranei della metropolitana, secondo schemi imperscrutabili. Ma l’indagine sul sinistro individuo sembra portare a un terrificante segreto che riguarda la natura stessa della città…

 

 

 

Abbiamo già presentato brevemente Prossima fermata: l’inferno (The Midnight Meat Train, 2008) in un precedente articolo sui film ‘lovecraftiani, ed è proprio l’influenza dello scrittore di Providence l’aspetto che più ci interessa del film, peraltro considerato un flop, nonostante disponesse di un budget più che discreto per una produzione horror (15 milioni di dollari) e di un cast di tutto rispetto (Bradley CooperVinnie JonesBrooke Shields). Ma inadatti alla trasposizione del breve omonimo racconto di Clive Barker (intitolato in Italia “Macelleria Mobile Di Mezzanotte” – compreso nella raccolta ‘Libri di Sangue‘ del 1984) da cui è tratto il film, si sono rivelati il regista giapponese Ryuhei Kitamura (di cui ricordiamo lo splatter demenziale Versus) e soprattutto lo sconosciuto e inesperto sceneggiatore Jeff BuhlerProssima fermata: l’inferno ha avuto una lavorazione lenta e travagliata e una distribuzione ‘infelice’. Nonostante la presenza in veste di produttore e consulente dello stesso Clive Barker, il risultato finale non può essere ritenuto del tutto soddisfacente date le ambiziose premesse.
Lo scrittore britannico Clive Barker può essere considerato uno massimi esponenti della letteratura horror new-weird, diretta discendente dalle opere di autori visionari come H.P. Lovecraft, Arthur Machen, Algernon Blackwood. Al cinema Barker è forse secondo al solo Stephen King quanto a trasposizioni tratte dalle sue opere, ma a differenza del Re dell’Horror, lo scrittore britannico è stato più vicino alla realizzazione cinematografica delle sue creazioni letterarie che lo hanno visto coinvolto direttamente in veste di regista (Hellraiser, CabalIl signore delle illusioni) o produttore (Candyman – Terrore dietro lo specchio), solo per citare i film più noti o riusciti.

Prossima fermata: l'inferno

Il succinto ma suggestivo racconto di Barker, “The Midnight Meat Train“, scritto nel lontano 1984, racchiudeva in sé già molti elementi della poetica horror dello scrittore come l’ossessione per la carne e il sangue, le allucinate e tetre ambientazioni urbane in cui si muovono i suoi personaggi, la fascinazione per il mostruoso e il diverso, luoghi nascosti o dimensioni proibite dimora di entità sconosciute e creature aberranti dagli echi inconfondibilmente lovecraftiani. Kaufman, lo sventurato protagonista del racconto sulle orme di un efferato e misterioso serial-killer, si imbatterà alla fine nei mostruosi e degenerati abitatori del sottosuolo newyorchese, i Padri della Città, gli antichi fondatori dediti ai piaceri cannibaleschi della carne, degni discendenti di certe abominevoli creazioni di H. P. Lovecraft (v. il racconto La paura in agguatoThe Lurking Fear – del 1922). Per sfruttare al meglio il potente spunto offerto dal racconto, il regista Kitamura decide giustamente di rimanere fedele alla pagina scritta, cercando però di sviluppare e di ampliare la storia e i personaggi per adattarli a un film di una certa durata, così come ha dovuto fare il regista di The Night Flier per adattare il breve racconto omonimo di Stephen King. Ma Kitamura lo fa nella maniera sbagliata, decidendo di privilegiare gli aspetti splatter e gore, non sempre coadiuvati da effetti CGI all’altezza, e una certa action violenta fatta di prolungati scontri tra il serial killer e le sue vittime o la cruenta e improbabile scazzottata finale con il fotografo Leon. Si nota una certa perizia registica in queste scene ma rimane colpevolmente in secondo piano la vera anima del racconto barkeriano, profondamente legato alle atmosfere e alle tematiche di Lovecraft, pur reinterpretate in un’ ottica di moderna perversione. Il protagonista del racconto, indistinto ma tormentato, diventa sullo schermo un fotografo in cerca di affermazione, sposato con una moglie sexy e comprensiva, che gli fa conoscere una spregiudicata gallerista d’arte (Brooke Shields) che lo spinge a fotografare il lato oscuro dell’umanità cittadina; il lato oscuro è ben rappresentato dallo spietato serial killer Mohagany, meglio conosciuto come il “Macellaio”, (impersonato dal ‘gangsteristico’ Vinnie Jones) che di giorno lavora in un mattatoio e di notte si dedica a uccidere le sue vittime metodicamente nel sottosuolo metropolitano, al servizio di misteriosi mandanti. La vicenda inizialmente risulta accattivante e riesce a non annoiare, facendosi seguire con un certo interesse perché si intuisce che non siamo di fronte al solito film di serial killer. Le premesse appaiono buone e la fotografia gelida e bluastra per gli esterni crea la giusta atmosfera che accompagna Leon nella sua indagine su Mohagany.

Prossima fermata: l'inferno

Ma, soprattutto chi ha letto il racconto, capisce a un certo punto che ci troviamo di fronte, nonostante le buone premesse, a un’occasione mancata per realizzare un grande film horror: la personale discesa agli inferi del fotografo Leon e il suo cambiamento interiore (non in meglio) risultano troppo ‘telefonati’ e conditi dai soliti cliché e l’interpretazione di un incolore Bradley Cooper non aiuta in questo senso. Inoltre si rinuncia troppo facilmente a sviluppare i misteri potenziali che poteva fornire questo tipo di storia, infatti vediamo abbastanza prematuramente il truce Mohagany ricevere istruzioni da un anonimo conducente del treno (come nel racconto che però data la sua brevità non ne risente a livello di suspense narrativa), facendo intendere che il serial killer sia guidato o manovrato da qualcun altro. La sequenza con l’entrata in scena dei mostri cannibali che banchettano nella carrozza della metro è ben realizzata e abbastanza impressionante ma troppo fugace. Il confronto ‘chiarificatore’ tra Leon e le creature avviene sempre tramite il prosaico conducente e non con una delle degenerate creature ancora in grado di parlare, come invece leggiamo nel racconto, quando un vecchissimo e ripugnante essere che si definisce “il Padre” spiega al giovane fotografo quali piani abbiano in mente per lui gli antichi fondatori della città. Inoltre manca nel film l’incontro finale con l’informe e indescrivibile creatura al centro di tutto, il Padre dei Padri, perfetto esempio di terrore cosmico lovecraftiano non troppo dissimile da Azathoth “il dio cieco che gorgoglia e bestemmia al centro dell’Universo“, come viene descritto dal Solitario di Providence.

Era un gigante. Senza testa e senza membra… Se mai lo si fosse potuto paragonare a qualcosa, avrebbe fatto pensare a un branco di pesci. Mille musi si muovevano contemporaneamente, protraendosi e sbocciando e richiudendosi ritmicamente. Era iridescente, come madreperla, ma assumeva in certi momenti una tinta più profonda di qualunque colore Kaufman conoscesse, o al quale sapesse dare un nome. (Da ” Macelleria Mobile Di Mezzanotte” – 1984)

 

Prossima fermata: l'inferno

 

Ridotto al minimo l’influsso lovecraftiano sia sotto l’aspetto visivo che allegorico, la sceneggiatura ha il grosso difetto di non riuscire ad arricchire l’affascinante ma esile spunto del racconto con qualcosa di alternativo. Quello che ci rimane comunque è un film horror diverso dai soliti, dal finale spiazzante, che punta sul gore più spinto e ci regala qualche sequenza magistrale come la lotta tra i due protagonisti sulla carrozza del treno, tra i cadaveri insanguinati, appesi a testa in giù o il banchetto dei Padri Fondatori con i corpi macellati degli sventurati passeggeri della metropolitana. Nonostante i suddetti limiti e difetti e la sensazione di un’occasione sprecata, Prossima fermata: l’inferno mantiene in qualche modo la suggestione delle morbose tematiche tipiche di Clive Barker, rendendolo un film da riscoprire per gli amanti del weird.

Guarda il trailer qui.

Titolo: Prossima fermata: l’inferno (The Midnight Meat Train)
Produzione: USA – Lakeshore/Lionsgate
Anno: 2008
Regia: Ryuhei Kitamura
Sceneggiatura: Jeff Buhler
Interpreti: Vinnie Jones, Bradley Cooper, Brooke Shields, Leslie Bibb, Roger Bart