Knightfall

 

Introduzione

In questi ultimi anni stanno incontrando i favori del pubblico serie TV di ambientazione storica (soprattutto di periodo medievale), contaminate con elementi fantastici o soprannaturali più o meno accentuati ma comunque quasi mai troppo preponderanti rispetto alla storia ‘vera’. Eppure la serie TV che ha dato inizio al successo del fantasy-storico televisivo non ha nulla di storico, se non il realismo delle situazioni e dei personaggi impegnati in una spietata lotta per il potere che ricorda tante vicende della nostra storia passata. Stiamo parlando ovviamente del fantasy Il Trono di Spade (Game of Thrones) mandata in onda nel 2011 da HBO che ha ottenuto un successo che sta durando tutt’ora. Come nella saga letteraria di George R.R. Martin da cui è tratta la serie, l’abbondanza di elementi fantastici (draghi volanti, sortilegi, mostri vari…) non sovrasta le vicende degli uomini con le loro passioni e intrighi, sempre credibili e realistici, seppur ambientati in un mondo totalmente di fantasia. Al di là della doverosa distinzione tra storia romanzata e fantasy vero e proprio, riteniamo che le migliori serie ‘fantastoriche’ dovrebbero essere quelle che rimangono più attinenti e fedeli allo sfondo storico in cui sono ambientate, senza bisogno di operare inopportuni stravolgimenti o improbabili attualizzazioni, magari per andare incontro a una certa visione ‘politically correct’, oggi assai in auge al cinema e in televisione, che vuole leggere il passato sotto la lente deformante del presente senza contestualizzare il periodo storico. Tralasciando Il Trono di Spade, che rimane comunque ineguagliata per qualità di scrittura e ricchezza di mezzi, il primo vero e proprio grande successo fantastorico è Vikings (2013), serie targata History Channel, ormai arrivata alla 5° stagione. Ambientata nel IX secolo d.C. tra la Scandinavia e le isole britanniche, Vikings racconta le vicende, in chiave fortemente romanzata, di personaggi realmente esistiti (Vichinghi, Anglo-Sassoni, Franchi…) come Ragnarr Loðbrók, Rollone, Björn Ragnarsson, Ívarr “Il senzaossa”, Re Ecbert… La misurata presenza di elementi magici o epici presi dalla suggestiva mitologia scandinava non toglie alla serie la sua impronta realistica.

Vikings

Vikings

Molto simile per ambientazione e storia è la successiva The Last Kingdom della BBC America, basato sui celebri romanzi di Bernard Cornwell su “Le cronache dei sassoni”, ovvero le vicende degli antichi regni inglesi in lotta contro gli invasori vichinghi. Qui però l’elemento fantasy è molto labile se non inesistente come del resto in altre serie storiche di successo come Romai Borgia, i Tudors… Fortemente contaminata di fantasy invece è la recentissima serie Britannia che vuole raccontare la conquista romana delle isole britanniche abitate dalle misteriose popolazioni celtiche, sotto una prospettiva potenzialmente insolita e innovativa. Ma in questo caso l’intreccio in prevalenza basato sulle arti magiche operate da Druidi dalla improbabile estetica ‘punk’ tolgono credibilità e mordente alla fiction storica. Inoltre una serie di fastidiose attualizzazioni (come l’incongrua presenza di legionari di chiara origine africana nell’esercito romano del 43 d.C o la canzone ‘moderna’ della sigla), e una certa povertà nei costumi e nell’equipaggiamento (delle legioni romane), unita alla mancanza di epiche scene di battaglia, frenano le potenzialità della serie e creano un certo effetto ‘Asterix’ involontario. Ancora peggio andiamo con Troy – La caduta di Troia, serie prodotta da Netflix, dove l’epicità omerica va a farsi benedire di fronte a una messinscena ridicola e inadeguata (costumi, luci, dialoghi…) che fa rimpiangere i nostri vecchi peplum e l’effetto comico scatta inesorabile quando vediamo Achille e Zeus interpretati da attori di colore o Elena di Troia vestita con un goffo abito ‘tribale’ ornato di piume.
Dopo queste occasioni sprecate, l’uscita di una serie come Knightfall, sull’epopea dei cavalieri Templari, ha riacceso le speranze di tutti gli appassionati di fiction storica. Vediamo di seguito se un tema storico così suggestivo e controverso, pochissimo sfruttato in televisione, viene trattato come meriterebbe.

 

Knightfall la caduta dei cavalieri Templari

 

“I Templari sono soldati eccellenti. Vestono bianche clamidi su cui spicca una croce rossa, e quando si recano in battaglia procedono in silenzio, tenendo alto dinnanzi a sé uno stendardo di due colori [bianco e nero] detto ‘baussant’. Il loro primo attacco è il più terribile. Al comando del loro maestro, sono i primi a lanciare la carica e gli ultimi a ritirarsi…”
Questa vivida ed ‘eroica’ descrizione dei cavalieri Templari, fornita da un anonimo pellegrino che visitò Gerusalemme dopo il 1187, dovrebbe essere tenuta in considerazione da chiunque oggi volesse cimentarsi con successo nella creazione di una vicenda (per un romanzo, film o serie TV ) che abbia come protagonisti i membri del più famoso ordine cavalleresco della storia. Dopo il successo di Vikings, che è riuscita ad amalgamare l’aspetto storico con quello fantastico (mostrato ambiguamente tra visioni oniriche e oscure profezie), History Channel ci riprova producendo Knightfall, una serie sui cavalieri Templari, argomento indubbiamente suggestivo e interessante, ma quasi mai portato sullo schermo in precedenza. Non che una serie TV storica di successo debba essere per forza rigorosamente attinente ai fatti, tanto più che dei celebri cavalieri dell’Ordine del Tempio non ci rimane molto a livello di documenti o reperti (a parte castelli e magioni) e quindi resta un certo spazio di manovra per lavorare di fantasia. I creatori della serie, Don Handfield e Richard Rayner, hanno dovuto affrontare l’arduo compito di mettere in scena uno spettacolo che fosse al contempo storicamente verosimile ma anche scorrevole ed avvincente.

Knightfall

Diciamo subito che chi si aspetta epiche battaglie accompagnate da impetuose cariche di cavalleria, cosa di cui andavano famosi i Templari, rimarrà parzialmente deluso perché History Channel prudentemente (forse per evitare scomode analogie con la sempre attuale ‘conflittualità’ tra Occidente e Islam) decide di ambientare la storia non durante le Crociate in Terrasanta, ma in Francia a Parigi dove l’ordine cavalleresco andò incontro in seguito alla sua tragica fine per mano di Re Filippo di Francia e del suo potente ministro Nogaret. Fa eccezione il primo episodio, che ci mostra la caduta di Acri nel 1291, l’ultima capitale dei regni cristiani d’Oriente, dopo la perdita di Gerusalemme. Dopo un breve assedio, Acri è costretta a capitolare di fronte alle preponderanti forze dei saraceni Mamelucchi, nonostante la strenua difesa dei cavalieri. Il Cavaliere dell’Ordine Landry (interpretato da Tom Cullen, non nuovo a ruoli in costume), viene incaricato di portare in salvo il Santo Graal, la più preziosa reliquia della Cristianità, fuggendo in nave dalla città in fiamme. Ma le cose si mettono male: un proiettile incendiario lanciato da una catapulta saracena colpisce e distrugge proprio il vascello che trasportava la preziosa reliquia che sembra finire nelle profondità marine. L’episodio pilota, avvincente e drammatico, ci mostra le cose migliori della serie composta da 10 episodi: scene di battaglia efficacemente ricostruite (con la prima e unica carica a cavallo dei Templari che vedremo nella serie), costumi e armature ben realizzate, l’introduzione a un mistero accattivante (la ricerca del Graal perduto), e un andamento incalzante. Purtroppo questo inizio promettente non avrà il seguito sperato e la serie sembra prendere un’altra strada, visto anche il sopracitato cambiamento di scenario dalla Terrasanta all’Europa. Già all’inizio, quasi a mettere le mani avanti, veniamo informati da una didascalia che i personaggi della storia sono reali ma la cronologia degli eventi è stata modificata per esigenze narrative. Si tratta di modifiche perlopiù superflue che non contribuiscono certamente a migliorare lo svolgimento della vicenda ma piuttosto a causare inesattezze e strafalcioni evitabili. Dopo un salto temporale di 15 anni vediamo i Templari stanziati nella loro fortezza di Parigi, giustamente combattuti tra l’esigenza di portare avanti le loro attività caritatevoli ed economiche e il desiderio di tornare a combattere in Terrasanta. Landry è (ancora) in buoni rapporti con il suo amico Re Filippo ma è in rapporti migliori con la regale consorte Giovanna di Navarra con cui intrattiene un’ inverosimile relazione amorosa segreta.
Knightfall, dopo un inizio incalzante, sembra perdersi negli intrighi di corte e la ricerca del Santo Graal (ordinata da Papa Bonifacio) gira a vuoto come una banale caccia al tesoro tra trovate alla ‘Indiana Jones’ e scene rocambolesche da mediocre film di cappa e spada. Se l’argomento indubbiamente affascinante e le buone premesse avevano creato grandi aspettative, alcune cadute di tono (nelle sequenze d’azione) ci riportano alla mediocrità di un qualsiasi serial ‘action’: particolarmente assurde risultano la fuga di Nogaret (temporaneamente caduto in disgrazia) dalla forca, la presenza nelle strade di Parigi di un sicario (donna) asiatico che combatte come un ninja, la ragazza ebrea che sbaraglia i nemici a colpi di bastone come un agente del Mossad. L’epicità, l’azione drammatica e la verosimiglianza storica intraviste nel primo episodio, non sono del tutto scomparse ma sono presenti molto a intermittenza. La trama va avanti a strappi e forzature e solo nei capitoli finali abbiamo un risveglio dell’interesse con alcuni colpi di scena e qualche battaglia degna di nota. Le varie sottotrame che ruotano intorno alla corte di Francia (i complotti dinastici/politici legati ai regni di Navarra e d’Inghilterra) non si fanno seguire con grande interesse e il tentativo di ricalcare, senza troppa inventiva, le orme del Trono di Spade appare abbastanza manifesto. Aldilà dell’enfasi con cui sono caricate le scene che riguardano i Templari (duelli, preghiere, adunate…) nel complesso suggestive e ben coreografate, l’ambientazione generale risulta piuttosto scialba, gli esterni poveri e la Parigi medievale un po’ plastificata.

Errori storici

Da subito si evince che il tessitore di ogni intrigo è naturalmente il perfido Guglielmo di Nogaret (1260 – 1314), il famoso Cancelliere di Filippo IV detto “il Bello”, rappresentato come un villain a tutto tondo senza troppe sfaccettature. Più ambiguo si rivela, dopo alcune puntate, Papa Bonifacio VIII che alla fine vuole riprendersi il Graal solo per indire un’altra crociata, dopo aver riunito tutta la cristianità sotto il segno della mistica reliquia. In un grottesco e inverosimile ribaltamento di fronte vediamo i Templari (con Landry in versione pacifista disilluso) combattere il Papa e i suoi armigeri per il possesso del Graal, appoggiati da una fantomatica setta di Saraceni (la Fratellanza della Luce) che si aggirano indisturbati nella Parigi medievale come ninja. Per motivi non ben chiari anche loro sono implicati nella custodia del Santo Graal, di cui temono il terribile potere, e fanno di tutto perché non cada nelle mani sbagliate (cioè quelle del capo della cristianità). Purtroppo, come nel film Le Crociate di Ridley Scott, prevale la solita visione ‘politically correct’, essenzialmente anticristiana, seppur tenuta sottotraccia: in questa visione distorta ai ‘cattivi’ cristiani ed europei viene contrapposto un mondo islamico di fantasia composto prevalentemente da persone sagge e illuminate, che alla fine anelano a preservare la pace. Evidentemente la veridicità storica in una serie televisiva può anche essere sacrificata in nome di uno spettacolo piacevole e senza scomode implicazioni.

Knightfall

L’errore è sempre quello di voler trasferire nel passato valori e punti di vista moderni in maniera artificiosa. Tornando all’improbabile Fratellanza della Luce, allora sarebbe stato preferibile, per una maggiore plausibilità, introdurre nella vicenda la ‘storica’ Setta degli Assassini (particolarmente attivi come sicari tra l”XI e il XIV secolo nel Vicino Oriente) che ebbero probabilmente dei contatti con i Templari. Curiosa, ma non casuale è anche la scelta di far combattere i Templari nella battaglia finale contro dei feroci mercenari russi (attualmente i russi sono tornati i ‘cattivi’) al servizio di Re Filippo che finalmente ha scoperto che l’amico Landry se la fa con sua moglie Giovanna. Non pensiamo che nel XIV secolo esistessero soldati o cavalieri russi che prestassero servizio presso i regni europei, visto che le arretrate popolazioni slave a quei tempi dovevano vedersela con gli invasori Mongoli di cui furono vassalli per un lungo periodo. Lo strafalcione storico più grosso però è quello sulla presenza di Papa Bonifacio VIII che, seppur rappresentato con una certa verosimiglianza anche caratteriale dall’attore Jim Carter, era già morto da qualche anno ai tempi della storia narrata da Knightfall, e i suoi rapporti con il Regno di Francia non erano così ‘buoni’ come ci viene mostrato negli episodi della serie. Infatti Bonifacio (uomo di potere ambizioso e spregiudicato in contrasto con Re Filippo e non per caso collocato all’Inferno da Dante) morì nel 1303 poco tempo dopo l’affronto subito nel famoso “schiaffo di Anagni” ad opera di Nogaret che lo aveva sequestrato e umiliato. Invece il papa implicato con le vicende finali dei Templari fu l’incerto Clemente V, a tutti gli effetti da considerarsi un subordinato alla corona di Francia. Chissà perché si è sentito il bisogno di operare questo stravolgimento dei fatti…

In Knightfall l’Ordine dei Cavalieri del Tempio, viene mostrato, in linea di massima, abbastanza correttamente da un punto di vista storico, con la giusta suddivisione tra cavalieri (vestiti di bianco con la famosa croce rossa), sergenti (vestiti di nero) e attendenti vari (scudieri, stallieri, cappellani….). Bisogna aggiungere però che la presenza a Parigi di un forte contingente di Templari operativi e pronti all’uso delle armi era piuttosto improbabile, perché il grosso dei cavalieri combattenti era sicuramente perito o disperso nella difesa di Acri e della successiva base di Cipro dove l’Ordine aveva trovato temporaneamente rifugio. Probabilmente l’Ordine a Parigi e in Europa era costituito, dopo la fine delle Crociate, in gran parte da membri di mezza età o comunque non più giovani, soprattutto monaci con compiti amministrativi, certo non temprati dalle dure battaglie in Terrasanta. Questo spiegherebbe anche la scarsa resistenza opposta dai Templari di fronte all’arresto e ai successivi interrogatori e processi che portarono all’annientamento dell’Ordine nel 1307 per volere del Re di Francia.
Ricordiamo che i tragici fatti sulla fine dei leggendari monaci guerrieri sono stati raccontati in televisione solamente, a quanto ci risulta, nella miniserie televisiva francese La maledizione dei Templari (Les rois maudits), andata in onda nel 2005.

 

I poteri del Santo Graal

Nella puntata finale di questa prima stagione l’eroico Landry e i suoi confratelli, dopo essere tornati in possesso del Graal, respingono l’agguato dei mercenari russi con l’aiuto dell’ultimo Gran Maestro dell’Ordine Jacques De Molay (1243-1314), figura storica di rilievo ma che entra in scena tardivamente e in modo forse poco incisivo, almeno per ora. Ma Landry perde l’amata regina Giovanna uccisa dal vendicativo marito Filippo, nonostante cerchi di utilizzare invano il potere del Graal per salvarla. In un gesto sacrilego e alquanto inverosimile per un cavaliere Templare, Landry distrugge la sacra reliquia in preda allo sconforto. Ma un miracolo sembra ugualmente accadere, infatti viene alla luce illesa la bimba che Giovanna portava in grembo, figlia dell’amante Templare. Il personaggio di Landry, volutamente o meno, non sembra farci sempre una bella figura, (lo abbiamo visto agire talvolta in maniera ottusa e ingenua, sempre in balia degli eventi), infatti non esita a negare l’uso del Graal al confratello Gawain per guarirgli la gamba sciancata (Gawain era rimasto ferito ad Acri per salvare lo stesso Landry), quando poi lui stesso si serve dei poteri miracolosi della reliquia per cercare di salvare l’amante. Comunque risulta piuttosto banale ridurre l’ostilità di Filippo nei confronti dei Templari a una questione di corna.

L’aspetto più propriamente fantastico-esoterico di Knightfall dovrebbe essere garantito dalla presenza del Santo Graal, il cui primo accostamento ai Templari lo troviamo nel Duecento nel poema epico “Parzival” di Wolfram von Eschenbach, dove una confraternita di cavalieri simili ai Cavalieri del Tempio sono presentati come i guardiani del sacro oggetto. Questo spunto fantasioso è stato sufficiente a persuadere i posteri che nella finzione poetica ci fosse qualcosa di vero, del resto lo stesso Wolfram von Eschenbach era un cavaliere-trovatore conosciuto anche come “il templare tedesco”. Nella serie TV il Graal è rappresentato prosaicamente come una modesta coppa, che dopo essere passata misteriosamente dai fondali marini a un nascondiglio in Francia, si trova oggetto di una ricerca dallo svolgimento farraginoso e non particolarmente interessante che solo negli ultimi episodi torna centrale, dopo essere stata tenuta ai margini da altre storyline. I poteri miracolosi del Graal sono più raccontati che mostrati allo spettatore, ma siamo curiosi di vedere nel probabile seguito (History Channel sembra aver ottenuto il rinnovo per una seconda stagione) quale piega prenderanno gli eventi sia per quanto riguarda il mistico oggetto che per il famoso e controverso processo ai Templari. Il finale è aperto, infatti nell’ultima sequenza vediamo un Templare avvicinarsi di soppiatto al Graal ed estrarre dalla base del calice spezzato da Landry una piccola pergamena recante qualche misterioso scritto.
Nonostante i suddetti difetti ed errori e le inevitabili concessioni al politicamente corretto che hanno penalizzato il realismo storico, Knightfall merita una conclusione che metta d’accordo gli appassionati di storia e i fan delle serie televisive.

 

 


 

Trailer