Il rosso pianeta Marte è sempre stato piuttosto popolare nella fantascienza, se non altro per la sua (relativa) vicinanza e per le sue similitudini con la Terra (il periodo di rotazione, l’inclinazione dell’asse di rotazione, le calotte polari, etc…). Ma se la letteratura sci-fi sin dagli inizi ci ha offerto molteplici storie ambientate su Marte anche di grande qualità ed originalità (vedi Le sabbie di Marte di Arthur C. Clarke e Cronache marziane di Ray Bradbury), il cinema è stato più avaro ed è sempre mancato un capolavoro memorabile sul pianeta rosso. Ora ci prova Ridley Scott a riportare Marte sul grande schermo con Sopravvissuto–The Martian (con interpreti Matt Damon e Jessica Chastain, freschi reduci dall’esperienza di Interstellar) al cinema dall’ 1 ottobre. Tratto dal romanzo di Andy WeirL’uomo di Marte, The Martian si riallaccia, oltre che al classico filone della fantascienza avventurosa di ambientazione marziana, alla (fanta)scienza ‘astronautica’ di impostazione realistica tornata in auge recentemente con Apollo 13 (1995) di  Ron Howard e soprattutto con il sopravvalutato Gravity (2013) di  Alfonso Cuaròn. Per quanto riguarda Marte la prima spedizione cinematografica con pretese serie e scientifiche apparve nel 1950 in RXM Destinazione luna dove però, come si evince dal titolo, Marte viene raggiunto solo per errore dopo un incidente che devia la rotta dell’astronave che inizialmente doveva raggiungere la luna. La rappresentazione degli aspetti scientifici e tecnologici fu molto ricercata nel film La conquista dello spazio (1955) di Byron Haskin che descrive il primo drammatico viaggio sul pianeta Marte. Benché si tratti di un film molto curato (per l’epoca) sotto l’aspetto degli effetti speciali e delle scenografie, si rivelò un fiasco commerciale e risultò precocemente datato soprattutto per i fondali marziani visibilmente dipinti e privi di realismo.


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Per rimanere nell’ambito del filone realistico marziano, nel 2000 due film cercarono di rispolverare il mito di Marte, in verità senza grande successo: Mission to Mars, di Brian De Palma e Red Planet di Antony Hoffman. Molto meglio allora il fanta-complottistico Capricorn One (1978), di Peter Hyams dove però Marte viene ricostruito in studio dalla Nasa per inscenare una finta spedizione umana sul pianeta rosso. Due storie di sopravvivenza su Marte più recenti le troviamo nel serioso e drammatico film spagnolo Stranded – Naufraghi (2002) e nel fanta-horror The Last Days on Mars (2013), due film tutt’altro che imprescindibili nella filmografia marziana. Se vogliamo proprio trovare un film che si avvicini (almeno nelle premesse) all’avventura solitaria dell’astronauta naufrago interpretato da Matt Damon in The Martian, dobbiamo risalire al godibile SOS naufragio nello spazio (Robinson Crusoe on Mars, 1964) di Byron Haskin, che, come si può intuire dal titolo originale, è una divertente rivisitazione del romanzo di Defoe realizzata con pochi mezzi (per le astronavi marziane vennero riutilizzati i modellini impiegati nel classico La Guerra dei Mondi) ma girata negli splendidi e ‘alieni’ paesaggi della Death Valley. A breve potremo verificare se il grande Ridley Scott (che proprio nella fantascienza ha dato il meglio) è riuscito ad alzare il livello della sci-fi cinematografica di ambientazione marziana.

Trama – I componenti di una spedizione su Marte sono costretti ad abbandonare la loro base e a ripartire per la Terra a causa dello scatenarsi di una violenta tempesta di sabbia. Ma l’astronauta Mark Watney, rimasto separato dal resto dell’equipaggio, viene dato per morto. Solo, con poche risorse e senza avere modo di contattare la NASA per comunicare che è ancora vivo, Watney dovrà ricorrere al proprio ingegno e volontà per sopravvivere, pur sapendo che non vi è alcuna prospettiva realistica per una missione di salvataggio in tempi brevi…