Il caso Valdemar (locandina)

 

Il Caso Valdemar è un cortometraggio tratto dal famoso racconto di Edgar Allan Poe edito nel 1845 “The Facts in the case of M. Valdemar”. Quasi cento anni dopo, nel 1936 Ubaldo Magnaghi e Gianni Hoepli ne dirigono una trasposizione concentrando la narrazione in tredici intensissimi minuti.

 

E’ ovviamente una pellicola in bianco e nero, e il sonoro è affidato alla colonna sonora aggiunta in un secondo tempo, quando il cortometraggio venne ritrovato. A suo tempo non raggiunse le sale di proiezione, probabilmente per la crudezza delle immagini che lasciano poco da immaginare agli spettatori di quegli anni lontani.
Tre uomini, un medico, un osservatore e un ipnotista apprendono nel corso di una seduta spiritica che il signor Valdemar sta morendo. Decidono di tentare su di lui un esperimento innovativo, mesmerizzarlo per impedirgli di morire fino a quando lo stato di trance indotta non viene interrotto. Per sette mesi l’uomo rimane nel letto, fermo in una vita artificiale. Il risveglio è però orribile…
Il grande fascino di questo piccolo grande film è affidato alle luci che mettono in rilievo i volti e creano suggestive ombre. Notevoli sono i primi piani sugli occhi dell’ipnotista, che lampeggiano imperiosi e guardano lo spettatore da prospettive inconsuete, capovolte. Anche il grande crocefisso a capo del letto di morte compare distorto, in parallelo con il viso di una suora che recita il rosario.

La macchina da presa sperimenta un alternarsi di inquadrature sbieche, dal basso o dall’alto, inusuali per l’epoca. E’ un linguaggio molto efficace che si ispira all’Espressionismo tedesco e non fa affatto rimpiangere il colore, in quanto le ombre sembrano nascondere chissà quale mistero e le inquadrature trasmettono inquietudine e spaesamento.
Gli attori impiegati, G. Hoepli – lo studente, I. Bollain – la suora, G. Eprisi – il signor Valdemar, V. Gatti – il medium, C. Bissi – Il medico, L. Kamenarovic – Allan, erano volti poco noti, però l’anonimato niente sottrae alla loro espressività, fatta di intensi primi piani e di una gestualità tanto esasperata quanto necessaria per far capire gli eventi.
Pur essendo ormai diffuso il sonoro, questo cortometraggio sfrutta ancora le tecniche narrative tipiche del cinema muto. I dialoghi sono sostituiti da un cartellone introduttivo ed uno conclusivo. Tra inizio e fine, la mano dell’osservatore annota quanto avviene e così informa lo spettatore di quanto sta accadendo al moribondo.
L’epilogo è un tripudio di splatter gore, monta in parallelo la trasformazione del cadavere e le reazioni dei presenti. Il disfacimento, pur nella sobrietà del bianco e nero, è di rara crudezza.
Hoepli tornerà all’editoria, Magnaghi diverrà giornalista di reportage, e il cortometraggio verrà poi riscoperto, in tempi in cui ‘una massa quasi liquida di ripugnante – di detestabile putrescenza’ sarà qualcosa di accettabile nelle pellicole horror.

 

Autore: Cuccu’ssette – Stanchi del ”solito” cinema ? Troverete su Fendenti & Popcorn recensioni di pellicole fantasy, fantascientifiche, horror, surreali, storiche, famose o tutte da scoprire.