In un batter d’occhio (In the blink of an eye), diretto da Andrew Stanton, è un film di fantascienza che prova a guardare l’esistenza umana da una prospettiva ampia, quasi vertiginosa: quella del tempo che attraversa epoche lontanissime tra loro.

 

La storia si sviluppa su tre piani narrativi — passato remoto, presente e futuro — seguendo personaggi diversi ma legati da una stessa domanda di fondo: cosa significa essere umani? Dalla lotta per la sopravvivenza nella preistoria, alle relazioni contemporanee, fino a una missione spaziale in un futuro distante, il film intreccia esperienze che riflettono sul senso della vita, della morte e della connessione tra gli individui.

Come sottolinea anche la recensione di Giuseppe Nardoianni (vedi link sotto), non si tratta di una fantascienza spettacolare o d’azione, ma di un racconto più intimo e riflessivo, che privilegia il lato filosofico. Il risultato è un’opera ambiziosa, che usa la fantascienza come strumento per parlare dell’essenziale: il valore del presente e la fragilità della vita, tutto racchiuso — appunto — in un solo, brevissimo istante (ovvero in un batter d’occhio).

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